Questa panchina è adottata dall’Amministrazione comunale della Città di Cuneo e si trova in Piazza Audiffredi.

Le Panchine rosse
sono un simbolo, emblema del posto occupato da una donna uccisa da un uomo in quanto donna, segno tangibile di una mancanza causata dalla violenza, stimolo a un confronto e a una riflessione sulla violenza e sui cambiamenti culturali necessari per sconfiggerla.Ascolta la storia di Serena
Ascolta la storia di Serena
Qui puoi ascoltare la storia di Serena, vittima di violenza, accolta in una delle Case Protette gestite dalla Cooperativa Sociale Fiordaliso, specializzata in accoglienza e protezione delle donne e dei minori vittime di violenza.
Si tratta di storie vere, di donne che ce l’hanno fatta. Perché uscire dalla violenza è possibile: il primo passo è poter avere un posto sicuro in cui poter riprendere in mano la propria vita, un posto come una casa protetta.
Ad interpretare e raccontare le storie di queste donna, le attrici e gli attori di Palcoscenico teatro che si sono prestati a titolo volontario.
Serena ha 22 anni…
Serena ha 22 anni, i capelli sempre arruffati e le mani affusolate. Fa molto freddo quando si reca al Pronto Soccorso.
È stata stuprata, picchiata e poi lasciata svenuta in strada, per questo ha un principio di ipotermia e rischia di perdere l e dita dei piedi. L’uomo responsabile di questo è i l suo compagno, i l suo spacciatore e il suo aguzzino.
Quando arriviamo in Pronto Soccorso per conoscerla subito ci racconta della sua disperazione, di essere passata da essere una delle migliori parrucchiere della città a ritrovarsi nelle mani di un compagno violento, che l’ha condotta in un vortice di eccessi fino a ritrovarsi immersa i n una forte dipendenza da crack.
Il lavoro richiesto alle Operatrici, che l’hanno condotta nella Casa Protetta, ha dovuto tenere conto di un’aggravante: la tossicodipendenza.
Serena ha inizialmente dormito per due giorni di fila, al suo risveglio aveva poche parole per le Operatrici che aveva trovato accanto a sé al risveglio. Era impegnata in pensieri aggrovigliati di buoni propositi; “devo allontanare gli uomini che mi fanno del male“, “devo riavere la mia vita indietro”, “rivoglio il mio lavoro, la mia famiglia e l a mia salute“.
L’astinenza tuttavia non è semplice da sopportare e, con il passare del tempo, le Operatrici hanno dovuto tentare tutte l e strategie educative possibili, per tenerla legata al suo progetto di autonomia ed evitare l e ricadute. Si attivano per condurre Serena ad accettare il supporto del Serd, dell’ospedale e dell’ASL grazie ai quali scopre di essere incinta.
L’accompagnamento alla decisione sull’abortire o meno e il rischio per il bambino vista la tossicodipendenza della madre è stato lungo e complesso. Ha richiesto l’intervento di figure specialistiche e colloqui quotidiani. Serena infatti aveva maturato la convinzione che questo bambino, conseguenza dello stupro subito, rappresentasse il segno di speranza che stava aspettando. Mai rischi per la vita del bambino e la propria e le responsabilità irrevocabili della maternità dovevano essere ampiamente considerate.
Una volta finito i l percorso di valutazione, Serena decide di cogliere l’opportunità che le era arrivata per uscire dal ciclo autodistruttivo in cui era entrata. Decide e dimostra che avrebbe potuto crescere quel bambino nel miglior modo possibile. “Il miracolo giusto al momento giusto“
ha detto la Dottoressa del Consultorio. Serena infatti, grazie al sostegno trovato nella Casa Protetta e alla nuova spinta vitale che stava crescendo dentro di sé, riesce a ricostruirsi.
La famiglia, che l’aveva cacciata per via della tossicodipendenza, l’ha riaccolta a casa già nell’ultimo periodo della gravidanza. Lei è tornata al lavoro e i suoi genitori oggi sono impegnati a fare i nonni.
La forza di Serena può essere di ispirazione per altre donne per le quali il vissuto di violenza unito ad altre grandi fragilità sembrano insormontabili. Ha dimostrato che è importante che le opportunità di miglioramento vengano colte al volo!
Qualche scatto della panchina rossa e delle attività organizzate per ricordare le vittime di violenza





